Ediformat: Il peso (non) specifico dell’IT in Italia

La conferenza stampa di aggiornamento periodico che Assinform indice per capire come stia andando il comparto It nel nostro Paese è servita questa volta anche per conoscere il nuovo presidente, Paolo Angelucci. E, ovviamente, il suo programma, per capire se, confrontando congiuntura e programmi associativi, si riuscisse a intravedere una via d’uscita per il settore, al momento in stato di apnea.
I dati, in sé, lascerebbero poco spazio all’ottimismo. Rispetto allo scorso febbraio, oggi ci sono più aziende che vedono un calo degli ordinativi (oltre il 52%, rispetto al precedente 44%), la riduzione del budget It è fattor comune per il 70% delle imprese nazionali (sui nuovi progetti) e a risentirne è soprattutto l’occupazione, con fuoruscita di soggetti anche dotati di competenze medio-alte, il che non depone a favore di una possibile tendenza anche futura all’innovazione.
L’analisi che ne è scaturita da parte di Assinform porta sempre nella stessa direzione: siamo un paese arretrato, posizionati “in basso a sinistra” in tutti i diagrammi che illustrano indicatori di rapporto Pil/spesa It, produttività/investimenti tecnologici o misura delle performance innovative. Ce lo sentiamo raccontare da anni, ma la situazione non cambia, anzi tende a peggiorare.
Assinform è all’interno di Confindustria e, quindi ha “in casa” gli interlocutori ai quali rivolgersi per sensibilizzare a un uso più cospicuo e, soprattutto, efficace, dell’informatica come leva per far crescere il business. E invece, proprio come l’omologa associazione di categoria di tutto il mondo delle imprese italiche, tende a batter cassa presso l’istituzione pubblica. In primo piano nel programma della nuova dirigenza appena insediatasi c’è un “governo del rischio”, che passa per l’integrazione dell’It nella legge Tremonti-ter, la richiesta di finanziamenti a medio termine (utilizzando opportunità come il piano Industria 2015 e l’Expo a Milano) e la spinta sulla Ngn (Next Generation Network). È chiaro che lo Stato deve fare la sua parte, ma una certa spinta innovativa deve arrivare anche da chi opera nel comparto.
Ecco perché, volendo dare fiducia a chi ha appena iniziato un mandato che certo non si preannuncia di facile gestione, aspettiamo di vedere cosa si cela dietro il conclamato intento di generare “sviluppo dell’offerta e del valore della filiera It”. E poi anche di capire se l’evidenziazione di un 25% di aziende che ha migliorato gli investimenti in nuovi progetti corrisponde a una reale comprensione di quali strategie e strumenti di comunicazione occorrano per sostenere la pur contenuta tendenza all’innovazione, soprattutto delle medie imprese italiane.
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